Caratteri specifici del galloitalico di Sicilia
la mutola
- l'ipercorrettismo - il consonantismo - Che
cosa caratterizza ancora le nostre parlate rispetto al
galloitalico settentrionale? - caratteri peculiari rispetto
agli altri Galloitalici - caratteristiche dell'italiano
dei galloitalici - tabella di confronto
- indicazioni per l'ortografia
Il
fattore fondamentale di differenziazione dei dialetti galloitalici rispetto ai dialetti
siciliani è costituito dalla fonetica; da essa traggo infatti gli esempi sotto riportati,
che non vogliono essere esaurienti a tracciare un quadro della specificità di questi
dialetti, ma a darne un'idea complessiva.
Lelemento
che di primo acchito salta allorecchio è la presenza della mutola, di questa
vocale indistinta, quasi muta, ma della quale si percepisce lo spazio e
l'intensità. Fin dallantichità gli scrittori di cose in dialetto
lhanno resa con un apostrofo e, quando era in fine di parola, lasciavano lo spazio
vuoto; i linguisti gli hanno preferito lo shwa ed ora addirittura la < e >,
creando, con quest'ultima soluzione, in effetti un po' di confusione tra i non addetti ai
lavori. La frequenza della mutola in fine di parola, che nellaidonese diviene
costanza, fa sembrare le parole tutte tronche; questa caratteristica ha
influenzato letimologia popolare che da sempre ne ha attribuito
lorigine al francese. Gli esempi sono infiniti, basta leggere i testi che qui
presentiamo, la tabella di confronto e la traduzione della favola, la raccolta di
proverbi aidonesi ; tratti dall'aidonese dove si può dire che non esista parola
che non presenti almeno almeno una mutola, alcune in numero tale da rendere
la parola scritta quasi illeggibile, un esempio per tutti: z'r'mìngh' ,la
cicatricola dell'uovo ( lat. germinem ).
Un' altra caratteristica è costituita dal troncamento
dell'infinito verbale che fa tanto "francese" il
galloitalico; la forma dell' infinito dei verbi è sempre e comunque tronca, si va dalle
varianti dell'aidonese che ha mangè / mangèr' e poi part'r e vinn'r ,
al piazzese mangè e part'r e al nicosiano e sperlinghese: ddurdiè, iarmè,
r'spondö , fë (sporcare, apparecchiare, rispondere, fare)
Un fenomeno molto importante che ha interessato tutti i dialetti galloitalici, come
conseguenza della contiguità con il siciliano, in un perenne rapporto di amore odio, è
quello dell'ipercorrettismo che si manifesta in due
maniere opposte: come esagerato adeguamento alla lingua dominante, ipersicilianismo, o come difesa ad oltranza, ipergallicismo.
- come ipersicilianismo, cioè come esagerato cedimento
alla varietà egemone, il siciliano; es.: la < -ll- > intervocalica
diventa come nel siciliano < -dd- >, quel suono particolare che i linguisti chiamano
cacuminale, ma il processo di adeguamento va oltre cacuminalizzando tutte le < l
>, anche in posizione iniziale, siano scempie o doppie. Esempi : oltre a bedd',
beddu...abbiamo: dditt' (letto),ddusgerdula (lucertola), ddumar'
(accendere), ad Aidone; ddett', dd'sgerdula, ddumari, a Piazza Armerina; ddiettu
e ddumè a Nicosia e Sperlinga.
-
come ipergallicismo, cioè come esagerata
accentuazione dei tratti propri:
a) nei dialetti di Nicosia e Sperlinga i nessi -mb- ed -nd-,
non solo vengono mantenuti nelle posizioni del latino-romanzo, dove il siciliano, ma anche
l'aidonese ed il piazzese hanno -mm- ed -nn-, ma anche le doppie <<
-mm- ed -nn- >> del siciliano, anche di origine diversa
diventano < -mb- ed -nd- >. Così abbiamo sia
sambucu , andandu, r'spondö (sambuco, andando, rispondere) ma anche stombicu
e cambarera (stomaco e cameriera).
b) allo stesso modo nel dialetto di San Fratello la < a > per
palatalizzazione diventa < e > in tutte le posizioni toniche e non soltanto,
come ci si aspetterebbe, in prossimità di una consonante nasale.
Esaminiamo
ora alcuni esiti particolari nel consonantismo:
<c> o <cc> palatale
(suono di cibo, ceci ), derivato dal latino < pl /cl > che in siciliano esita
normalmente <chj> e in italiano < pi e chj >; es: cciov'r, ccioviri, cciou,
contro il siciliano chjoviri l' italiano piovere; cciò, ciov',
contro chiovu e chiodo, etc.
< z e zz > (suono sonoro di zero) dalla <
g+ vocale palatale> sia in posizione iniziale che intervocalica: zenn'r', zimm' ,
frizz'r (genero, gobba, friggere; siciliano: iènniru, immu,friiri )
< zz- > (suono sordo di piazza, zio)
da < c + vocale palatale> zzinn'ra, zzipp' (cenere, ceppo, contro il
siciliano cinnira, ....)
< sg > (suono più o meno come nel francese
jamais, je) da < -c- intervocalica seguita da vocale palatale < e
ed i > : disgìa, crusg', stasgìa, brusgè (sic. diciva,
cruci, staciva, bruciari);
< ngh > cioè
la velarizzazione della nasale in finale di parola singolare che termini per <-uno,
-ino, ono, one, ano...>. Il fenomeno, appena percepibile nei dialetti di Nicosia e
Sperlinga, è presente nella forma più arcaica nel piazzese: Mirringh' (Merlino), radungh'
(raduno), e, in modo notevole, nell'aidonese arcaico : bardungh' (basto),
patrungh' (padrone) z'r'mingh' (cicatricola), purringh' (verruca).
Importante! L'abbandono di questi esiti per quelli tipici del
siciliano sono la caratteristica che più differenzia le parlate arcaiche o vernacolari
da quelle sicilianizzate. (es.quasi tutti i termini
dell'aidonese usati come esempio del consonantismo galloitlico nell'aidonese
sicilianizzato suonano così: chiov'r,
chjov', jienn'r, jimm', fr'jir', cinn'ra, d'civa, cruc', staciva, bardun', patrun',
z'r'min', purrin'....
Appurata l'origine settentrionale di queste parlate ci chiediamo:
Quelle che si sono mantenute sono soprattutto delle peculiarità di tipo fonetico, meno
quelle lessicali che si riducono a veri e propri relitti: d'altronde questo è spiegabile
con la lontananza plurisecolare dei coloni dai luoghi di origine e, come abbiamo già
detto, dalla necessita di integrarsi quanto più possibile con i vicini siciliani.
Esaminamo dunque gli esiti fonetici e lessicali che ancora oggi è possible
riscontrare.
La
fonetica : Il VOCALISMO
Ø sette
vocali contro le cinque del siciliano
c è una vocale
intermedia tra la < i > e la < e > che viene in genere scritta
come una e chiusa: ë , e una tra la < o >
e la < u >: ö
Ø la
presenza della mutola, da < e > ed <
i > in posizione atona e in finale di
parola, è questa la vocale vocale
indistinta, tipica in tutte le parlate, che
ha reso tanto francesi i nostri, dal momento che le parole sembrano
tutte tronche
Ø la presenza
del dittongo incondizionato (cioè non metafonetico) da < e > ed < o
> breve, in tutti i dialetti tranne il
piazzese e laidonese: es. nievö e dduogö a
Nicosia e Sperlinga, ddöcu - dduch e nëv niv rispettivamente
a Piazza Armerina ed Aidone
La
fonetica: Il CONSONANTISMO
Ø Lenizione
la sonorizzazione o il dileguo della occlusiva sorda intervocalica:
-P- > -bb- > -v-
es. SAPERE> sabbì (Nov.), ssavè (Nic.
e Sper.) savìdr (Aidone);
-T- > -d- > -r- >
grado zero es. SALUTARE> saludè (P.A.), ssalurer (San.FR.),
saluè (Aidone);
-C-+a,o,u>
-g- > grado zero, es. furmiega
(San.FR.), frumìa- furmìa - (P.A.e Aidone)
Ø Assibilazione
lo sviluppo di < c o
g + e > in sibilante, caratteristico dei dialetti gallo-italici settentrionali,
in Sicilia lesito non è la
sibilante ma laffricata dentale sorda
< zz> e mediopalatale < sg >
es. CERA > zzaira,
zzëra, zzira; CRUCEM > crosgiö, crösg, crusg; GIMBU > zzama, zzëm, zzimm,
zimmu (Caltagirone)
Ø Parole
settentrionali conservate nei nostri dialetti ma presenti anche nel siciliano, si tratta
certamente di tipi comuni del lessico romanzo;
es: piazz. areggia, aid. arigg, contro
il sic. Aricchia (orecchio); nic. nievö, piazz. nëv,
aid. niv,e il femminile
nezza contro il sic. niputi
Ø Parole
di sicura origine settentrionale: Francavilla bbaggia (rana), nic. bàuma
e boumazzö (vallata e caverna), aid. beddula (donnola),
nic. chintana (vicolo cieco), aid. slunza (ciabbatino)
(Trovato)
Ø G.
Rholfs in un articolo intitolato
Colonie galloitaliche di Lucania presenta una serie di lemmi galloitalici di
Sicilia e Lucania e i corrispondenti settentrionali, ne ho scelto alcuni che hanno
rispondenza con laidonese: aspa (aspo,
matassaia), presente a Genova e in Piemonte; cuna, anche in venez. e lomb.; ddis e lis (mal lievitato)
, gen. liso; ddì (dito) , genov. diu, piem. di;
purring(porro della mano) piem e gen. purin; piura , piem.
peura; zinzì e zinziva, piem. Zanziva; àrbra
e àubra (pioppo), lig. aibra, piem.albra; marredda
(matassa), piem.mer.marela,
Ø Io
aggiungerei : carrugg (vicolo, stradina), ben conosciuto in Liguria e
ad Aidone.
Ø l'ipercorrettismo
di dd- , occlusiva alveolare sonora, in posizione iniziale, quindi oltre a
parole come gaddina, sono presenti parole come dduna, ddumira, ddusg, ddumè, dditt , ddì
Ø Il
mi subordinante entrato nelle parlate galloitaliche del messinese
Ø La
palatalizzazione dei nessi consonantici tr ed str
Ma i galloitalici hanno un modo proprio di parlare l'italiano che li distingue dal
resto dei siciliani e che li fa assomigliare per certi versi più ai sardi:
Caratteristiche
dellitaliano dei galloitalici
Pronuncia sonora di s-
Incapacità a pronunciare bene le doppie
Mancanza del rafforzamento fonosintattico : lho
visto contro il sic. lho-vvisto