Le
origini dei dialetti galloitalici risalgono all'epoca della conquista della Sicilia
da parte dei Normanni - XI sec.
Le ragioni dell origine dei
dialetti galloitalici di Sicilia , denominati al momento della loro scoperta
lombardo-siculi, vanno cercate nellinsediamento di coloni provenienti dalla
medievale Lombardia (lItalia settentrionale occupata dai Longobardi) al seguito dei
Normanni, i conquistatori della Sicilia.
Il temine galloitalico ha soprattutto
una connotazione linguistica per indicare il bacino di origine, l'Italia settentrionale,
dove appunto si parlavano e si parlano dialetti il cui sostrato principale appartiene alle
lingue celtiche, parlate da quei popoli che i romani chiamarono galli.
Ripercorriamo per sommi capi il contesto storico.
La conquista normanna
dellIsola, compiuta da Ruggero dAltavilla, dura circa trentanni; inizia
nel 1060, con la penetrazione nella parte nord-orientale e la presa di Messina, e si
conclude nel 1091, con la resa di Castrogiovanni (1088) e la caduta di Noto (1091), le
ultime roccaforti musulmane rispettivamente allinterno e sulla costa meridionale.
La conquista militare è compiuta ma
restano ancora molte ragioni di crisi: gli arabi sono ancora numerosi e covano disegni di
riconquista; la popolazione è stata decimata dalle guerre; lIsola si presenta come
un mosaico di culture in cui però lelemento latino, a fronte di quello arabo e
greco, è in netta minoranza.
Ruggero per dare risposta a tutti questi problemi rinforza lelemento latino
sia a livello culturale che demografico, pur rispettando la cultura e le competenze di
arabi e greci. Così affida compiti di responsabilità ai suoi amici normanni e francesi e
poi, in misura sempre maggiore, ai "lombardi" del continente che avevano
contribuito alle guerre di conquista degli Altavilla, in Italia Meridionale prima e in
Sicilia poi.
Loperazione fu favorita dal matrimonio
dello stesso Ruggero con Adelaide, marchesa del Monferrato, della famiglia degli
Aleramici, che portò al seguito i suoi fratelli e molti suoi conterranei; Ruggero e i
suoi successori incoraggiarono, non solo larrivo sporadico di popolazioni
provenienti dal nord, ma addirittura la conduzione di vere e proprie colonie, collocate in
maniera strategica dalla costa settentrionale a quella sud-orientale passando per il
centro, quasi a creare una zona cuscinetto, che impedisse agli arabi di oriente e
occidente di riunire le proprie forze. Le comunità così costituite contribuirono anche a
velocizzare il fenomeno di nuova latinizzazione della Sicilia e in compenso ottennero
notevoli privilegi.
Le tracce di questa colonizzazione,
ancora dopo quasi mille anni, si trovano nei dialetti; in alcuni paesi
dellentroterra come: Aidone, Piazza Armerina, Nicosia, San Fratello e Sperlinga,
Novara di Sicilia, sono così evidenti che si parla ancora di colonie lombarde o per
meglio dire galloitaliche. Tra gli insediamenti, infatti non tutti hanno mantenuto allo
stesso modo gli elementi caratteristici, ciò è dovuto probabilmente alla quantità di
coloni rispetto allelemento indigeno e alla condizione di isolamento in cui sono
rimaste alcune colonie rispetto ad altre più aperte allinfluenza delle comunità
viciniori.
Gli studiosi dei fenomeni linguistici
per definire e differenziare la situazione linguistica di queste comunità, rispetto al
complesso panorama dei dialetti siciliani, parlano di isole alloglotte,
perché veramente straniera doveva risultare allorecchio dei siciliani la parlata di
queste popolazioni che definivano ora "francesi" ora "lombardi".